Cristian Marcia >> «In tanti si può cambiare il mondo»

Cristian Marcia, un chitarrista che ama stare in orchestra
Domenica 14 maggio 2006
di MARIA PAOLA MASALA

I vicini di un tempo – via Firenze Quartu Sant’Elena – ricorderanno ancora quel bambino rompiscatole che con la sua chitarra elettrica disturbava i loro sonni pomeridiani. Aveva poco più di cinque anni quando sognava (rumorosamente) di diventare come i suoi idoli, Carlos Santana e Jimi Hendrix. Trentacinque anni più tardi, la chitarra elettrica ha ceduto il passo a quella classica. E Quartu a Parigi: Cristian Marcia ci vive da una ventina d’anni, da quando, con un diploma al Conservatorio di Cagliari, ha deciso che doveva partire, conoscere il mondo e poi tornare. È rimasto lì, nella Ville Lumière, dove da diciotto anni insegna al ‘Frédérich Chopin’, ed è anche tornato. È tornato con un grande progetto che mette insieme i suoi amori: la chitarra, Parigi, la Sardegna. Si chiama ‘Accademia internazionale della Musica’ e da sei anni porta a Cagliari, i primi dieci giorni di settembre, un gruppo altamente qualificato di solisti internazionali e più di 150 allievi: studenti, diplomati, giovani musicisti di tutto il mondo (sardi compresi) che hanno voglia di confrontarsi con grandi maestri e trovano nel capoluogo dell’isola una scuola prestigiosa. Pronta ad accoglierli nelle aule del Conservatorio G. Pierluigi Da Palestrina, a offrire loro la possibilità di esibirsi al Teatro Lirico, a mettere a loro disposizione docenti di prestigio. Nomi come Jean Marc Luisada, Juri Bashmet, Mikhail Kopelman, Dong-Suk Kang, Tomasz Tomaszewski, Jacques Rouvier, Bruno Rigutto, Ludmila Berlinskaia, Bruno Canino, Jean Ferrandis, Michel Mikalakakos, Claude Lelong, Alain Meunier, Giulio Zappa, per citarne solo alcuni. Provengono dalle migliori scuole europee: Conservatorio Nazionale Superiore di Musica di Parigi, Ecole Normale Superieure de Musique ‘Alfred Cortot’, Der Kurnste e Opera di Berlino, Conservatorio Nazionale di Mosca. Ma anche Università Nazionale di Tokyo GEDAI, Jullyard School di New York. Madrina (e docente di canto) della Accademia è Katia Ricciarelli che come sempre sarà l’ospite d’onore – martedì pomeriggio al Consolato italiano di Rue de Conseillon- della presentazione ufficiale della sesta edizione. Anche stavolta Cristian si esibirà con un ensemble cameristico. «Io adoro suonare in compagnia. Per sua natura però, la chitarra è un po’ individualista, proprio come la Sardegna. Non è individualista lui, chitarrista e sardo, se è vero che è riuscito a dar vita a un grande sogno collettivo. Tutto comincia dalla solitudine, da quel ragazzo appena diplomato con Gino Mazzullo che vent’anni fa parte per la Francia con un borsa di studio all’Ecole Superieure de la musique. «Allora chi vinceva una borsa doveva andare all’estero. Non ci pensai due volte, anche se avevo paura. Parigi mi apparve subito immensa, caotica, e fredda. Il primo anno l’ho passato alla Maison de l’Italie. Poi ho trovato casa per conto mio». Cristian ricorda ancora l’angoscia di quel primo giorno, quando prese all’aeroporto di Roissy la metropolitana che doveva portarlo a casa di un amico e si trovò catapultato nella stazione di Barbès Rochechouart. «Un quartiere molto etnico, popolosissimo. Come scesi dal treno trovai una marea di persone che mi venivano incontro. Provai un attacco di panico terribile. Per me, quartese, già Cagliari era una città grande…». I primi due mesi, racconta ora, furono durissimi. «Lontano dai miei genitori, da mio fratello, dagli amici, dalle abitudini di una vita, stavo male, malissimo, ma stringevo i denti». Poi a poco a poco l’incontro con la città. «Parigi sa riconoscere gli artisti. Apprezza chi si impegna. In Italia, se dici che sei un musicista ti chiedono come ti guadagni da vivere. Lì non è così». Lì – alla Maison de l’Italie – Cristian incontra, nei primi mesi di vita parigina, due artisti che diventeranno i suoi amici: Giovanni Seneca, chitarra anconetano, e Daniel Pacitti, clarinettista argentino con la passione per il podio. «Era direttore artistico e musicale dell’Ensemble internationale de musique de Paris», l’orchestra dei borsisti, che raccoglieva i giovani di venti nazionalità differenti. «Grazie a lui riuscii a inserirmi in una orchestra. Cosa non facile, per un chitarrista. Per tre anni girai la Francia in tournée, e capii così che quello per me era il posto giusto». Nonostante le difficoltà, nonostante i magoni, nonostante la nostalgia di casa. Della mamma Mariella Agus, che canta nella Corale di Sant’Elena ed è stata la prima artefice del suo amore per la musica, del padre Fabio, (anche a lui piace cantare), del fratello Gianluca, più giovane di tre anni. Gianluca, che durante l’intervista gli fa da contrappunto. Cogliendo i suoi temi e rilanciandoli, ampliando i concetti che Cristian per pudore riduce al minimo, proponendo nuovi temi. Come quando dice: «Mio fratello è riuscito a modificare l’essenza di due suoi grandi amori, la chitarra e la Sardegna, rendendoli entrambi socievoli». Che cosa intenda dire ha un nome. Il nome di un’avventura che vede protagonisti in egual misura Cristian il musicista e Gianluca l’avvocato. Da Quartu a Cagliari passando per Parigi. Parigi, dove Cristian non si è accontentato di diplomarsi concertista in chitarra classica ma ha preso una licenza alla Sorbona in musicologia ed etnomusicologia, Parigi, che gli ha aperto le porte del Frédérich Chopin e ora, dopo vent’anni di felice convivenza, continua ad assecondare i suoi progetti. Cominciamo dall’Accademia, come è nata l’idea di creare a Cagliari una scuola per giovani musicisti? «Volevo fare qualcosa che mi consentisse di creare un ponte tra Parigi e Sardegna, e nello stesso tempo sentivo il bisogno di dare un’opportunità a tanti ragazzi sardi che non possono permettersi di andar fuori. Così, con mio fratello, ho maturato il progetto. Abbiamo messo in piedi una associazione, ‘Sardegna in musica’, e abbiamo creato l’Accademia internazionale della musica. Io sono il direttore artistico, lui il presidente». Come è riuscito a coinvolgere tanti musicisti di vaglia nel suo progetto? «Attraverso le relazioni che sono riuscito a creare con loro. Senza Gianluca non sarei riuscito nell’impresa. Mentre io studiavo a Parigi lui si laureava a Cagliari e faceva un master in commercio internazionale all’estero. Queste esperienze ci hanno rafforzato nell’amore per la nostra terra, e ci hanno fatto venire voglia di fare qualcosa insieme unendo le nostre competenze». Fisicamente vi si confonde, anche se siete diversi. E nel carattere? «Siamo complementari. E uno è sempre pronto a calmare l’altro, a turno». Chi è stato il primo musicista a credere nel vostro progetto? «Jean Marc Luisada, il pianista. Era docente all’Ecole, ho cominciato con lui. Poi un regista siciliano mi ha consigliato di coinvolgere Katia Ricciarelli. L’abbiamo chiamata, ci ha dato appuntamento a Torre delle Stelle e al primo incontro ci ha detto: ‘Prima di parlare di lavoro vi devo guardare negli occhi’. È andata bene. Katia è una donna vera». Quest’anno, il sesto della vostra Accademia, i docenti saranno venticinque… «Vuol sapere come faremo? Li pagheremo al minimo come sempre, e naturalmente li ospiteremo per dieci giorni in una città bella, accogliente, calda, luminosa. In un Conservatorio all’altezza della situazione, in un Teatro Lirico che offrirà loro la possibilità di esibirsi nei concerti di fine masterclass». Qual è il segreto? «Facile, ciascuno sente questa Accademia come qualcosa che gli appartiene». Chi vi sostiene? «Il Comune di Cagliari, innanzitutto, ha sempre creduto in noi, ma anche la Regione, la Provincia, la Fondazione Banco di Sardegna, il Lirico che ci ospita. Ma anche l’Ersu che fa un prezzo speciale agli allievi che soggiornano nella casa dello studente di via Roma, in quel periodo vuota, la ditta Stevelli che mette a disposizione i bus navetta per i trasporti, le varie paninerie della zona che ci fanno prezzi speciali, il Regina Margherita che ospita a tariffa agevolata i docenti. E su tutti, naturalmente, Gabriella Artizzu, direttore del Conservatorio, che ospita le lezioni». Un bel circolo virtuoso, non c’è che dire. «Sì, e siamo grati a tutti. Ma è ovvio che senza la quota di partecipazione degli allievi non potremmo fare niente». Pagano e immaginiamo spendano. «Soprattutto i giapponesi, ma tutti poi imparano ad amare Cagliari. I nostri allievi sono quasi tutti già diplomati, musicisti di livello, e per noi è importante che parlino nel mondo di questa scuola cagliaritana. Anche questa è promozione del turismo, no?». E gli allievi sardi? «Hanno una tariffa agevolata. Novità di quest’anno? «Una importante, lo annunceremo ufficialmente martedì a Parigi. Abbiamo stabilito con l’Ecole Normale Superieure de Musique de Paris ‘Alfred Cortot’ un partenariato pedagogico che coinvolgerà anche il Conservatorio di Cagliari. L’Ecole assegnerà ai migliori allievi della sesta edizione tre borse di studio. Una sarà riservata a uno studente sardo». Riesce a studiare in questi giorni? «Direi di no, anche se in questo periodo mi sto dedicando molto alla ricerca del repertorio chitarristico da camera. Boccherini, Rossini, Carulli. Mi piace suonare con gli altri». Allora il suo è un vizio… «Ripeto: da soli non si arriva va nessuna parte. Se si è in tanti, tutti mossi dallo stesso spirito, si può cambiare il mondo. Nella vita bisogna rischiare».

tratto da L’Unione Sarda